| ...A 13 anni il primo salto di qualita' : il vecchio George, mi porto' a conoscere 2 suoi amici che si ritenevano molto bravi : Borsato e Zordan. Ricordo che andavo molto orgoglioso del mio Ajax, da me dipinto a mano. Cruijff, Suurbieer, Neskeens dettavano legge in Europa e nel mondo, gli Orange iniziavano a muoversi in campo, come ballerini sul palco, ammirato guardavo il semplice sincronismo dei loro spostamenti, non redditizio quanto avrebbe meritato ( secondi posti in 2 mondiali ) ma bellissimo, unico : nasceva il calcio totale, sparivano il libero e il catenaccio, il fuorigioco tattico diventava un'arma letale...orbene, stavo andando con Giorgio a casa sua e, non ricordo il perche', tenevo gli omini in una scatola aperta, un passo falso e ops : l'omino nel tombino !!! azz. questo mi costinse a giocare, con tutti e tre, in 10 uomini e tre pareggi furono un gran risultato ! Mauro Borsato era il classico biondaccio carino, viso asciutto, mascella volitiva e apparecchio, piu' che gli attaccanti temevo i suoi sputi, tra le sue battute : subbùteo, il gioco che fa' bene al gluteo e subbutèo, il gioco del bambino babbeo ! Spesso mi scherniva, si riteneva migliore di me con l'indice, forse anche col medio, in quanto aveva gia' la morosa; ma al successivo torneo di Carpenedo avrebbe pagato col sangue. Zordan invece non aveva un'ottimo rapporto col sapone, la barba incolta da rivoluzionario, l'aria sciatta e per strada dovevi chiamarlo: sembrava un cappotto che, chino, si guardava le scarpe ma, quando vedeva il panno verde diventava un cigno, e superarlo era impegnativo. Entrambi, pero' avevano una cosa che avrebbe fatto impazzire qualsiasi adolescente pre-GIGA ROBOT : lo stadio, non di quelli che si comprano ma fatto a mano, con gli spalti gremiti, le panchine, l'inno...purtroppo niente massaggiatrici, andare in camera loro, ai miei occhi, era entrare come nel paese dei baloccchi. Poi venne il giorno di Carlo Novara, ma questa e' un'altra storia... |